Verità oggettiva e verità processuale

Qualunque sentenza stabilisce quella che gli addetti ai lavori definiscono verità processuale, ovvero quanto emerso da prove, indagini e testimonianze prodotte e rese nel corso dei vari gradi del processo penale. Ma attenzione: quell'aggettivo (processuale non è pleonastico: è l'ammissione che a volte quella processuale potrebbe non corrispondere alla verità oggettiva. Infatti la legge prevede, in alcuni casi, la possibilità di revisione del processo. Molto pacatamente, vorrei riferirmi alla recente polemica tra Cofferati e Fini in merito all'orrida strage di Bologna. Ove esistesse il benché minimo dubbio che quella verità processuale sancita da una sentenza passata in giudicato potrebbe essere parziale o addirittura ribaltata da nuove indagini, piste trascurate, omissioni colpose o dolose (ricordiamoci che vari personaggi compresi membri dei servizi e Gelli sono stati condannati per aver inquinato prove) allora non capisco la posizione di Cofferati e del presidente dell'associazione delle famiglie delle Vittime: loro per primi, ma noi tutti come società civile avremmo tutto da guadagnare nel caso fosse effettivamente possibile far luce, luce vera sull'accaduto. Trincerarsi ostinatamente e miopemente a difesa di una sentenza mi sembra incauto: le sentenze le pronunciano uomini, fallibili come me, come voi.